giovedì, 21 dicembre 2006


L'UOMO PERFETTO


È apprezzabile il modo in cui Lucini si sgancia dalle pastoie del bulimico provincialismo italico, affamato di risposte ma sempre privo di domande, quel provincialismo in cui si lavora sempre alla pedestre imitazione, ancor prima che alla rincorsa, di un modello.

Lucini si sottrae al rischio facendo un remake. L’originale è un film spagnolo del 1998, Cha-cha-chá di Antonio del Real. Un remake a così pochi anni di distanza è un’operazione insolita che evidentemente non cerca la specificità temporale bensì, eventualmente, quella geografica. Lucini si è appoggiato a un’idea di matrice non italiana per fare un film che non abbia su di sé il marchio dell’autoanalisi e che non sia necessariamente radicato dal territorio. Lucini, insomma, diventa straniero. Ma è proprio dalla differenza con l’originale che può fare capolino la peculiarità italiana, lasciando che sgorghi spontaneamente dall’interpretazione personale e dalle miriadi di particolari minimi che fanno un film.

Si capisce, dunque, che quando Lucini afferma di voler fare del cinema europeo, non ha in mente tanto una specificità europea a fronte di una specificità americana o cinese, ma parla piuttosto di un confronto, e di una ricerca.

La versione italiana di Cha-cha-chá è un film piccolo e poco impegnato. Ma che si distingue per una semplicità di intenti a cui, però, non manca la cura nella realizzazione. È la storia di Lucia che progetta un ragazzo che sia incarnazione dei desideri dell’amica per avere finalmente per sè il di lei fidanzato senza che rimangano feriti sul campo. Assolda dunque un attore e lo istruisce a dovere su gusti, interessi e manie della vittima. L’operazione funziona fino a che, logicamente, la messinscena non assume vita propria e si avvia su una strada imprevista. Ciò nonostante Lucini riesce a dribblare il già visto innanzitutto con la gestione dei personaggi, tra cui spicca con il suo viso anomalo, la Lucia di Francesca Inaudi, l’errante che cerca goffamente di realizzare il suo piano sbilenco, e gli altri tre che entrando e uscendo le scombinano le cose. E poi con un pudore di espressione che, lungi dallo scadere nella macchietta, rimane delicatamente ad avvolgere i personaggi. Una ventata di libertà, si respira in questo film. Disimpegnata, fresca libertà.

postato da: grnfrc alle ore 09:54 | Permalink | commenti
Commenti

categoria: