
NEL MIO AMORE
Sorprendente questo esordio alla regia di Susanna Tamaro, che riprende un proprio racconto, L’inferno non esiste, per trarne un film pudico e spudorato al medesimo tempo. Spudorato per la pacifica schiettezza con cui porta il messaggio di fede, e pudico per il rispetto con cui tratta il dolore, ché anche nei momenti in cui il dolore è al suo apice, la mdp si mantiene a distanza non invasiva. È la storia di Stella (Licia Maglietta), madre di famiglia che deve riprendere tra le mani tutta la sua vita di sbagli e debolezze per arrivare a scuotere nuova vitalità a fronte della morte del figlio prediletto. E, dopo che la “sorte” si era scatenata implacabile e spietata sulla sua vita, infine la natura accoglie, come il più ovvio dei teatri, come la giusta dimora, in una qualsiasi panchina vuota di turisti davanti al lago.
La Tamaro mette in scena una rinascita difficile e personale nella misura in cui è raccontata senza clamore e retorica, in un film privo di orpelli e scarno come la verità. Si snoda per mezzo di flashback e cresce con assenza totale di lirismo verso le vette dell’Amore, amore dei gesti e non delle parole, amore nel riportare alla vita una casa abbandonata o nel piegare abiti presi in prestito o di gesti sapienti, quelli del prete-pittore, che mescolano colori e levigano tele.
I flashback di cui è composto il film sono puntellati con immagini di alberi e foglie che oscillano al vento, montagne innevate e corsi d’acqua scroscianti a instaurare una sorta di dialogo tra la vita snaturata che non si ferma (non a caso i due lutti più clamorosi sono a causa di un incidente stradale) e il paesaggio, che diventa parte attiva e sembra osservare con apparente impassibilità attendendo paziente che “la natura faccia il suo corso”. E in questo far agire la natura, in particolare, sta la grande ispirazione della Tamaro.
Un film coraggioso e inusuale, che sta passando inosservato nelle nostre sale e che, invece, meriterebbe una mezza sera della nostra attenzione.








