sabato, 02 dicembre 2006



COLLATERAL


È un lungo tunnel, questo ultimo film di Michael Mann. Lineare, molto stretto, poco spazio per muoversi, il tunnel fa virate a gomito inattese, poi va dritto e sembra scorrere sul velluto, ma poi subito un dislivello, una frenata brusca e via così, fino alla fine. Un tunnel lungo perché senza tregua, ma anche breve per la violenza e il precipitare degli accadimenti, un tunnel senza tempo, come quelli ipnotici che portano a un’altra dimensione.

E’ il confronto serrato tra due, collaterali l’uno all’altro, di cui non si sa chi dei due è il conducente, uno guida in teoria e l’altro in pratica, la guida potrebbe essere Cruise, che però si trova a vivere la sua ultima notte. Potrebbe essere Max che però è il primo dei due a vedersi mettere la vita in gioco. E’ dunque il confronto tra due facce di una medesima medaglia, tra due gemelli siamesi, tra due che per muoversi in una Los Angeles terra del futuro, del caos e del tramonto, devono usare solo un paio di gambe. Fino alla fine, quando dopo essersi giocati tutto, si troveranno davvero in un tunnel, quello della metropolitana, in balia di un mezzo ormai senza nessuno alla guida. E infine alla “lunga spiaggia”.

Il faccia a faccia, che da persecuzione diventa fusione e poi oltrepassamento, ha i connotati di uno scontro sovrannaturale e Vincent alla fine si traforma un cattivo molto più da film dell’orrore che da thriller: con l’aspetto diafano e l’espressione allucinata, Cruise dà corpo a un claustrofobico incubo e si capisce, giacché si va oltre, si va in un conflitto che non è solo terreno e che è più estremo dell’aut-aut vita o morte. Ma Vincent è condannato in partenza a essere il perdente: nella notte losangelina, insidiosa, bruta, ma anche insospettabilmente tersa e intima, è la sua figura sbiadita e opaca a essere stonata, perché è la sua logica ferrea a denunciare l’impotenza e perché infine sarà la sua morte a rivelare la tragicità della sua sopravvivenza. E, benché Mann voglia ancora concedere la chance di credere a un’isola sperduta in se stessi, non nega a Vincent il fascino irresistibile dello sconfitto. 

postato da: grnfrc alle ore 14:37 | Permalink | commenti
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